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martedì 13 marzo 2012

In tempi di crisi sale la febbre del gioco. L'esperto: "Si sogna la 'svolta'"

Tempo di crisi, tempo di sogni, tempo di giochi in denaro e scommesse. Con le ristrettezze economiche, le manovre finanziarie, i tagli e le tasse in arrivo, la reazione prevalente in una buona fetta della società italiana, in massima parte proprio in quella meno abbiente, va nella direzione di tentare la sorte, di cercare il 'colpaccio' per mettere a posto, in un colpo solo, la propria vita domestica e lavorativa; insomma, per 'svoltare'. Si spiega anche così, secondo psicologi e sociologi, sentiti dall'Adnkronos, l'incremento del 21,6% registrato quest'anno rispetto al precedente, in materia di spese per giochi e scommesse e la previsione che il trend si accentuerà ancora di più nel prossimo anno, per il quale gli economisti annunciano una fase di recessione e di diminuzione del Pil. In particolare, gli incassi a fine anno ammonteranno, secondo una stima di Agipronews, a 75 miliardi di euro, tredici in più rispetto all'anno scorso, per vincite totali pari a 54 miliardi di euro. "Con la crisi, cresce la necessità di sognare e dunque anche di giocare", osserva il sociologo Sabino Acquaviva. E conferma la psicologa Gianna Schelotto: "E' una risposta all'ansia montante di rimanere senza soldi".
E nel 2012, il trend è dato in ulteriore crescita, con una raccolta che dovrebbe sfondare il muro dei 90 miliardi di euro, soprattutto per merito - o per colpa... - della crescita del gioco online. Infatti, quest'anno l'apporto maggiore è arrivato dalle new slot e dalle videolotterie che da sole rappresentano il 55% degli incassi complessivi. Esplode il poker online con una crescita percentuale del 124%. Buone anche le performance del Lotto con un +31% e del Gratta e Vinci con +9%, mentre in calo risulta il SuperEnalotto che segna un -27% e un vero e proprio tracollo il Win for Life con un risultato finale più che dimezzato: -52% forse a dimostrazione del fatto che si prova a vincere tanto e subito anziché puntare a un discreto gruzzoletto per il futuro. "La mancanza di denaro suggerisce fatalmente il ricorso alla 'fantasia' e la fantasia spinge a giocare e a scommettere, questo è indubbio - spiega il sociologo Sabino Acquaviva -. Quindi, la crisi economica ha senz'altro un peso nell'aumento della raccolta dal settore giochi. Poi - aggiunge - non va sottovalutato il ruolo dei mezzi di informazione e della pubblicità che cullano anch'essi il sogno della vincita e spingono direttamente o mediaticamente a giocare, a scommettere". Per Acquaviva, "non deve sembrare paradossale che proprio in tempo di crisi la gente risparmi magari sull'acquisto di carne o di frutta, sul cinema o sulla benzina, ma poi spenda più soldi nelle lotterie e nei giochi online, sperando in una vincita che possa essere risolutiva e permettere tutti quei piccoli o grandi lussi ai quali ora si rinuncia forzatamente: quando le cose non si hanno, si sognano e si agisce di conseguenza per averle".
"La crisi ha sicuramente creato una situazione di grande ansia - osserva la psicologa Gianna Schelotto - Un'ansia montante, quella di restare senza soldi, che si cerca di risolvere anche comprando un biglietto della lotteria o giocando online. Ma al di là della speranza di realizzare una grossa vincita in denaro, c'è anche una sorta di inconsapevole reazione all'impotenza". Spiega a tal proposito Schelotto: "La crisi crea in tutti un senso di impotenza, perché si ha la netta e giustificata sensazione che non si possa fare niente per risolverla, che si sia perso il controllo della situazione, impotenti davanti allo scatenarsi degli eventi negativi. Specie di fronte a una crisi economica più speculativa che produttiva, più finanziaria che reale. Una simile congiuntura - continua - colpisce tutte le categorie: gli uomini come le donne, i giovani come gli anziani, i laureati come chi ha un basso titolo di studio, chi ha un posto fisso e chi svolge un'attività imprenditoriale o commerciale". Sottolinea la psicologa: "Si avverte che la crisi non solo non è ancora finita, ma che non c'è neanche la sicurezza che presto finisca. Di fronte a questo senso di impotenza - conclude Schelotto - l'atto di giocare, di scommettere, equivale a fare comunque un gesto, un'azione per liberarci dalla sensazione che non ci sia nulla da fare se non aspettare passivamente. E' un modo, magari un'illusione, per sentirsi comunque parte attiva".

 
 
Fonte: Hafricah.net

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