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venerdì 16 marzo 2012

Kony 2012: tante ipotesi controverse e repliche da Invisible Children. Quale sarà la verità?

Lo hanno visto in oltre 75 milioni. E in 75 milioni si sono commossi ascoltando la storia dei bambini soldato e delle baby prostitute sfruttate dal signore della guerra Joseph Kony. Il documentario e la campagna virale Stop Kony realizzati dalla Ong americana Invisbile Children hanno dunque colpito nel segno facendo letteralmente il giro della rete e conquistando il primato di link più cliccato di tutti i tempi. Il tutto è avvenuto però non senza suscitare critiche: «Hanno semplificato la realtà ugandese», hanno scritto alcuni. «Hanno usato una valanga di soldi per realizzare il filmato invece di impiegargli davvero a favore dei bambini africani». «Dietro alla campagna Stop Kony lobby americane che vogliono influenzare la politica estera di Obama in Africa», hanno insinuato altri. Ora Invisble Children ha deciso di rispondere alle critiche. E per farlo ha scelto di nuovo la strada del video da diffondere in rete.
Il generale Joseph Kony (Epa)
Nel filmato compare il Ceo della organizzazione, il giovanissimo Ben Keesey. Che innanzitutto fa notare come l'associazione non nasca col video, ma abbia alle spalle un lavoro di molti anni. Poi Keesey ribadisce le proporzioni tra i vari settori di spesa, facendo notare come le spese sul campo equivalgono sempre almeno all’80 per cento dei soldi dell’associazione, spiegando che alcune donazioni ricevute sono vincolate per essere utilizzate nella gestione organizzativa e che questa è una cosa buona, «se si vogliono fare le cose da professionisti». Alle critiche di manipolazione politica Keesey risponde dicendo di essere perfettamente a conoscenza di tutti gli aspetti problematici della questione ugandese, avendola studiata sul campo in anni di lavoro, ma si dice convinto che se c’è una cosa su cui tutti sono d’accordo è la necessità di fermare prima possibile Joseph Kony. Concetto del tutto simile a quello sostenuto da Nicholas Kristof, editorialista del New York Times esperto di affari africani. Che sostanzialmente dice: «E' vero che il video è superficiale ma ha il merito di portare all'attenzione del mondo una vicenda terribile che altrimenti sarebbe ignorata dalla maggior parte del mondo».
Ma nella rete spuntano anche video di risposta al video di Invisible Children, uno di questi lo troverete alla fine dell'articolo. Quale sarà la verità? A voi l'ardua sentenza.

E qui trovate la risposta di Invisible Children alle critiche:


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