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lunedì 16 aprile 2012

Arriva la tassa su patatine e Coca Cola







Dopo l’Italia, che ha pronti dei regimi fiscali molto penalizzanti, anche l’Inghilterra dichiara guerra al cibo spazzatura. L’Academy of Medical Royal Colleges, l’organismo inglese che raduna e rappresenta tutti i medici del Regno Unito, è sceso in campo in prima persona per pretendere dal governo l’inizio di una lotta “dura e senza sconti all’obesità”, e principalmente dunque contro le grandi catene del cibo spazzatura che rendono così probabile una vera e propria emergenza obesità in Inghilterra come altrove.





 Secondo i medici britannici, infatti, i dati dimostrano che “il 48% degli uomini e il 43% delle donne nel Regno Unito saranno obesi entro il 2030, un trend che potrebbe significativamente aumentare l’insorgenza di infarti, malattie cardiache e tumori, comportando costi ben maggiori per il Servizio Sanitario Nazionale”. Dunque, c’è la necessità di agire, e in fretta: come? Le proposte sono tante e battagliere. Prima di tutto, e più importante forse, bisognerebbe proibire ai giganti della caloria di sponsorizzare eventi di risonanza mondiale come le Olimpiadi di Londra, ma non solo: ce le elenca il Guardian.
Oltre all’espulsione di McDonald’s e Coca-Cola dal villaggio olimpico (simile al provvedimento preso nei confronti dei giganti del tabacco anni fa, peraltro), bisognerebbe prevedere “un’area sicura intorno alle scuole dove i negozi fast-food non sono permessi; il divieto dell’impiego di celebrità o personaggi dei cartoni per vendere cibo non salutare; obbligo legale per tutti i produttori di utilizzare linee guida chiare riguardo l’ammontare di calorie, zucchero, grassi e sale; prendere in considerazione delle vere e proprie “tasse sul grasso” simili a quelle già implementate in Scandinavia, pensate per penalizzare i produttori di cibo e bevande ricche di sale, zucchero e grassi”. L’attacco è direttamente al governo di coalizione di David Cameron, accusato di non star facendo abbastanza per combattere l’obesità: dalla Coca-Cola rispondono però, scrive El Pais, che senza le sponsorizzazioni “170 delle 200 delegazioni olimpiche non sarebbero potute arrivare a Londra”.

 

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