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lunedì 30 aprile 2012

Aspartame e sucralosio, dolcificanti killer?

L’aspartame è cancerogeno? La puntata di ieri di Report ha riportato d’attualità il dibattito sul dolcificante, e messo sotto accusa anche un altro edulcorante, il sucralosio. Ma le conclusioni dell’inchiesta non soddisfano pienamente, anzi: e in particolare sullo studio di Ramazzini (citato) ci sono molti dubbi. Vediamo i dettagli. La storia, come la racconta la Gabanelli:




Quando nel 1965 la Searle – l’azienda farmaceutica dell’Illinois – scopre per caso che il farmaco antiulcera che sta mettendo a punto è dolce inizia i test scientifici sulla sua sicurezza. Otto anni dopo li presenta all’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici che già nel 1974 autorizza l’aspartame per il commercio. E’ però costretta a fare un passo indietro davanti al ricorso inoltrato dall’ avvocato dei consumatori di Washington, James Turner.
Turner spiega a Report che c’erano gravi problemi sanitari trascurati. John Olney, patologo e psichiatra dell’università di Saint Louis, nel 1971 scoprì che l’acido aspartico che compone l’aspartame aveva provocato piccoli buchi nel cervello dei topi. L’avvocato Turner trovò allarmante un altro studio che la Food and Drug Administration aveva ignorato. A sette giovani scimmie fu fatto bere latte con aggiunta di aspartame per un anno. Cinque furono colpite da crisi epilettiche gravi. E una delle scimmie morì nel corso dell’esperimento. Incredibilmente alla scimmia non fu fatta l’autopsia, si legge infatti nel lavoro che “la causa della morte non fu determinata”. Emergono altre magagne nella sperimentazione, ma, dice Report, a quel punto accadono anche cose strane:
Il procuratore Skinner, che doveva avviare l’indagine, sei mesi dopo viene assunto come avvocato dallo studio legale che rappresentava la Searle. Lo seguirà di lì a poco il procuratore capo nominato al suo posto, William Conlon. L’indagine giudiziaria naufraga. La Food and Drug Administration istituisce una commissione d’inchiesta interna formata da tre autorevoli esperti che all’unanimità votano contro l’approvazione del dolcificante. Arrivano a definire uno degli studi “sconcertante”.


Ma a quel punto entra in gioco Ronald Reagan. Che decide di cambiare il direttore della Fda e di chiedere di finanziare la ricerca alla Searle, l’azienda che voleva commercializzare l’aspartame. Due anni dopo Hayes, il nuovo direttore, lascia l’agenzia, subito dopo avere approvato l’aspartame anche per le bevande dietetiche. Successivamente diventa consulente scientifico presso l’azienda di pubbliche relazioni della Searle. Scriveva ieri il Corriere nella presentazione del servizio:


Da allora divenne l’edulcorante più diffuso al mondo, si trova in quasi 5.000 prodotti, dalle gomme da masticare alle bevande, dal dentifricio ai farmaci pediatrici. Ma cosa c’era scritto esattamente su quelle carte, che arrivarono anche al nostro ministero della Salute? Oggi, alla richiesta di visionare i documenti sulla base dei quali fu autorizzato il consumo di aspartame in Italia nel 1982, il ministero ha risposto così: «Non si sa dove siano finite. Abbiamo fatto come direzione quattro traslochi e ad ogni trasloco si è sempre riunita una commissione per la valutazione anche di…» buttarli via.
L’istituto Ramazzini di Bologna nel 2005 pubblica il primo studio sui ratti secondo il quale l’aspartame è un agente cancerogeno.  Ora lo studio italiano, pubblicato a dicembre sull”American Medical Journal of Industrial Medicine’, condotto su topi che hanno ricevuto dosi alte, medie e basse di dolcificante per tutta la vita, rimette in discussione i rischi, dimostrando che nei topi maschi che consumano il dolcificante il rischio di malattia aumenta significativamente: si passa dal 5% del gruppo di controllo (senza aspartame nella dieta) al 18% (gruppo alta dose) per l’epatocarcinoma, e dal 6% (controllo) al 13% (alta dose) per il tumore polmonare. Un fenomeno che non si verifica però nelle femmine.

Nello studio danese, invece – realizzato su dati del Danish National Birth Cohort su 59.334 donne – è stato dimostrato il legame tra il parto prematuro e il consumo di bevande edulcorate. Le donne che le assumono regolarmente in gravidanza hanno il 38% di possibilità in più di partorire prima del termine. Non solo. Per chi ne fa un uso eccessivo (4 al giorno) il rischio di parto prematuro aumenta del 75%.”L’aspartame – spiega all’Adnkronos Salute Morando Soffritti, direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini e principale autore dello studio – è contenuto in 6 mila prodotti di consumo (drink, chewing gum, dolciumi), di cui 500 farmaci. E i maggiori consumatori di questa sostanza sono i bambini e le donne in gravidanza”. Queste ultime le utilizzano “perché hanno l’indicazione di non ingrassare, e sperano che abolendo lo zucchero possono evitare i chili di troppo, senza rendersi conto che, invece, ingeriscono una sostanza che non è neutra”, conclude il ricercatore.

A ‘difendere’ l’aspartame – consumato in tutto il mondo da circa 200 milioni di persone – i produttori che contestano i risultati dei due studi.Per l’Associazione internazionale edulcoranti (Isa), le due ricerche citate “presentano numerose inesattezze” e si sottolinea che l’edulcorante è uno dei prodotti “più studiati al mondo”. In particolare per quanto riguarda lo studio danese sulle bevande dolcificate, i produttori rilevano che i dati della ricerca contraddicono tutti gli studi precedenti sul tema. Inoltre , dicono gli industriali, i dolcificanti come l’aspartame hanno un importante funzione di prevenzione del sovrappeso e dell’obesità che attualmente rappresentano un grosso problema di salute pubblica. Secondo l’Isa, infine, i consumatori non hanno alcuna ragione di preoccuparsi se il consumo di aspartame non supera le dosi consigliate dalle autorità europee, ovvero 40mg/per kg di peso corporeo.


 Aspartame e sucralosio, dolcificanti killer?

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