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lunedì 9 aprile 2012

Il cellulare fa venire il cancro? Mai quanto un mojito






O di un caffè o di un po’ di pesce salato alla maniera cinese. Ecco perché.





 Il telefonino fa venire il cancro. È su tutti i giornali di oggi, e tutti per un attimo abbiamo guardato con raccapriccio il nostro cellulare, che pensavamo compagno utile e innocente sul lavoro e nella vita privata. Ma prima di ritrovarci i depositi per i rifiuti elettronici intasati dalle precauzioni di cittadini attenti alla salute, e forse anche un po’ ipocondriaci, sarà bene ripercorrere l’esplosiva storia dell’allarme che da stamattina rimbalza di pagina in schermo.
Il comunicato di cui si parla è il numero 208 dello IARC, International Agency for Research on Cancer, e porta il simbolo della World Health Organization. Una voce assolutamente autorevole, che riporta le conclusioni di un convegno tenutosi a Lione dal giorno 24 a ieri, 31 maggio. Il tema, la classificazione da parte dello IARC dei campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibilmente cancerogeni” per l’uomo. Il tumore in questione, la cui insorgenza sarebbe connessa all’uso del telefonino e alle reti wireless, è il glioma, una tipologia di cancro maligno al cervello particolarmente perniciosa.
I risultati del meeting sono sintetizzati così: “Il dato è stato rivisto criticamente, e in generale valutato come limitato agli utilizzatori di telefoni wireless per glioma e neuroma acustico, mentre è stato valutato inadeguato per trarre conclusioni rispetto ad altri tipi di tumori. Le prove dalle esposizioni occupazionali e ambientali di cui sopra sono state giudicate parimenti insufficienti. Il gruppo di lavoro non ha quantificato il rischio, tuttavia uno studio riguardante il precedente impiego del telefono cellulare (fino all’anno 2004), ha mostrato un aumento del 40% del rischio di gliomi nella categoria più elevata di utenti abituali (intesa come una media di 30 minuti al giorno nel corso di un periodo di 10 anni)”.
La ricerca sembra quindi aver prodotto dati tangibili. Ma evidentemente non tutti coloro che l’hanno citata hanno notato che in nota si ricorda: “E’ stata rilevata un’associazione positiva tra l’esposizione all’agente e il cancro, in base alla quale un’interpretazione causale è considerata credibile dal Gruppo di Lavoro, ma ma casualità, distorsioni o confusioni non si sono potuti escludere con ragionevole certezza”. Anche gli scienziati dello IARC ci vanno dunque coi piedi di piombo. Tuttavia, l’uso del cellulare, o perlomeno l’uso continuativo e ingente, viene inserito nella categoria di rischio 2b. Questa classificazione appartiene ad una scala di cinque gradi, dall’1 al 4, a partire dal massimo rischio fino alla comprovata innocuità dell’agente.
La parte divertente di questa vicenda arriva nel momento in cui ci si prende il tempo di scorrere la lista, consultabile online, degli agenti classificati come cancerogeni (gruppo 1), probabilmente cancerogeni (gruppo 2a), possibilmente cancerogeni (gruppo 2b), o probabilmente innocui (3 e 4). Tra i primi appartenenti al gruppo 1 troviamo le bevande alcoliche. I geek saranno entusiasti di apprendere che la loro wireless è meno dannosa di un aperitivo modaiolo. Sempre nel gruppo 1 si trovano le terapie post menopausa a base di estrogeni. Ma anche la polvere derivata dalla lavorazione della pelle e il pesce salato alla maniera cinese.
Nel gruppo 2a, sempre sopra il nostro temuto cellulare, abbiamo la combustione della legna in casa e il mestiere del parrucchiere. Infine, a pari merito, il caffè, relativamente alle malattie dell’apparato urinario e dell’intestino crasso. Il dovere degli scienziati è quello di tenere gli occhi aperti anche quando il rischio non è accertato o apparentemente ridotto: In conclusione, ci potrebbe essere un certo rischio, e quindi dobbiamo prestare attenzione al collegamento tra telefoni cellulari e rischio di cancro.

 

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