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lunedì 9 aprile 2012

Perché ci attribuiamo ogni malattia di cui leggiamo i sintomi sul web?







Le statistiche parlano chiaro: spesso, quando qualcuno di noi sente di star male, invece di fissare un appuntamento con il dottore cerca su Internet i propri sintomi. Perché la rete globale è piena di persone che hanno avuto il nostro stesso problema, e quindi grazie ai motori di ricerca possiamo farci un’idea più chiara.






Pessima abitudine invero, perché la storia clinica di ognuno di noi non è certo come la ricetta dello Strudel: per indagare la prima serve un buon dottore. E i dati dimostrano che la cyber-ipocondria crea più danni che benefici, perché ci convince di avere malattie che non abbiamo in maniera irrazionale e priva di reale riscontro con la realtà.
 Il Daily Beast riporta qualche ricerca su questo fenomeno che, come sappiamo, si fa sempre più importante in tutto il mondo: in un sondaggio del 2009, quasi il 70% degli americani si informava in questo modo, riporta il Beast. Secondo una ricerca scientifica i cyber-ipocondriaci danno libero sfogo a quei meccanismi irrazionali che sono tipici dei giocatori compulsivi: “Quando gli arrivano due punti buoni, individuano uno schema inesistente in quel che gli succede e pensano che la fortuna continuerà”.
Gli ipocondriaci del web, analogamente, riconoscono nella propria situazione due o tre dei sintomi scritti online e dunque “ritengono di avere anche gli altri” e quindi la più grave delle malattie. “I ricercatori hanno inventato un tipo di cancro alla tiroide, e poi hanno steso tre liste in ordine differente degli stessi 6 sintomi. Una lista raggruppava i sintomi meno gravi e più comuni (fatica e spossatezza) in cima, mentre in un’altra quelli più rari e gravi (male alla gola, al collo, ostruzione alla gola o al collo) venivano messi in cima; una terza li mostrava mescolati”. I soggetti a cui è stata presentata la lista mischiata hanno per qualche ragione sentito di avere molta più probabilità di avere un cancro alla tiroide.

 

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