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giovedì 19 aprile 2012

"Un milione di euro a chi mi sposa"






Non le interessano caratteristiche fisiche o morali particolari, va bene giovane o anziano, va bene bello o brutto, non le importa nemmeno che sia attratto esclusivamente dai suoi soldi, basta che si prenda i suoi cinque milioni di rial e acconsenta a tutte le sue condizioni. E non si tratta di una mantide o di una folle in cerca di un poveretto da schiavizzare, perché se vorrà potrà anche fare a meno di vivere sotto il suo stesso tetto.
La signora saudita è già stata sposata, un matrimonio finito in divorzio, vive ovviamente in una villa e probabilmente non ha neppure il problema di  un aspetto repellente o di un età molto avanzata, chi l’ha intervistata dopo che il suo annuncio era apparto sul magazine Roa, non ne ha fatto cenno.
L’impressione è quindi quella di un espediente, già visto, con il quale una ricca donna saudita cerca d’emanciparsi dalle assurde leggi del suo paese, che prevedono che le donne siano sempre sotto tutela di un uomo di famiglia,. E che lo voglia fare comprandosi un marito che le consenta di vivere e fare quello che vuole. Ovviamente non si può dire, così la signora precisato che l’importante è che il candidato “apprezzi la vita matrimoniale”, provando così a proteggersi da ogni insinuazione dei bigotti, pronti a scattare all’assalto di una tale, ed empia, eversione del vincolo matrimoniale e della supremazia maschile.
Le donne saudite non sono impedite solo nel vestire e nel guidare dalle prescrizione dei chierici del regno, subito tradotte in leggi dalla monarchia medioevale al potere. Hanno infatti bisogno del permesso del maschio di famiglia per viaggiare (solo se accompagnate da un maschio di famiglia), studiare e persino per curarsi, costrette a vivere in un regime di segregazione sessuale che non risparmia neppure la stessa cerimonia di nozze. L’uomo ha quindi potere di vita e di morte sulla donna e non è un caso che le donne che comunque si ritrovano ricche e sole, cerchino disperatamente di comprarsi un pover’uomo che le lasci respirare. Tanto più che i matrimoni d’amore sono difficili, vigendo la più rigida segregazione sessuale, ed essendo permesso agli uomini di praticare la poligamia e persino di sposare ragazzine impuberi.
Un’iniziativa rischiosa, non solo perchè ha assunto pubblica evidenza. Schivato il pericolo di diventare soggetto di pubblico scandalo, alla donna rimarrebbero comunque poche difese legali e reali, una volta sposata con il marito acquistato e/o affittato. Che a prescindere dagli accordi prematrimoniali diventerà comunque titolare di un enorme potere sulla sua vita. Un rischio che evidentemente per molte vale la pena di correre, la differenza tra una vita da sub-umane e il tentare d’emanciparsene.

"Un milione di euro a chi mi sposa"

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