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martedì 1 maggio 2012

I videogiochi che insegnano a sparare davvero






Livescience ci parla di uno studio che conferma i pensieri degli amanti dei videogiochi “sparatutto”: passare le ore a sparare con la playstation migliora le proprie capacità di tiro.

Secondo lo studio non è necessario passare le ore davanti al computer. Sono sufficienti solo 20 minuti al giorno. Le “cavie” hanno dimostrato che dopo una seduta di sparatutto sono in grado di colpire con delle armi tradizionali con maggior precisione dei manichini posti a diverse distanze. Questa precisione è propria solo degli appassionati di sparatutto, infatti gli altri si dimostrano meno capaci.

Non è tutto. I giocatori di “Call of duty” o di titoli simili sono anche più precisi nello sparare, sia in termini di tecnica sia in termini di mira. Dal test condotto sui manichini è emerso poi che la testa è la parte del corpo “preferita”. Di per sé non è stupefacente il fatto che l’esercizio virtuale possa dare un riscontro efficace anche nella vita reale. I comandi di polizia statunitensi usano i videogiochi per allenarsi.
Ma come conferma Brad Bushman, co-autore dello studio,  usando degli obiettivi “umani” i cecchini sviluppano una maggiore attenzione nella mira. Durante lo studio sono stati analizzati i comportamenti di 151 studenti ai quali prima è stato chiesto di compilare un questionario così da misurare i loro livelli di aggressività e il loro grado di confidenza con le armi. Inoltre è stato chiesto di specificare quale fosse il loro videogioco preferito e ogni quanto ci giocano.

Finito il questionario hanno giocato per 20 minuti a tre videogames diversi: uno sparatutto con obiettivi umani, Resident Evil 4, un gioco non violento il cui scopo è colpire un bersaglio e Super Mario Galaxy. Per i primi due giochi le “cavie” hanno usato a scelta o un joystick classico o una pistola. Appena finito il loro turno con i videogames hanno quindi sparato con una pistola ad aria compressa delle stesse dimensioni di una semiautomatica da nove millimetri contro dei manichini ricoperti di velcro a una distanza di sei metri.

I “cecchini” con la pistola si sono dimostrati più precisi e con una spiccata predilizione per la testa dei manichini. “Non abbiamo detto loro dove sparare, ma solo di cercare di colpire il manichino”, ha spiegato Bushman che ha aggiunto: “hanno puntato la testa a causa dell’influenza avuta dai loro videogames, e quindi si sono comportati come se stessero giocando”.

I ricercatori hanno quindi esaminato i gusti dei partecipanti in fatto di videogiochi, scoprendo che i migliori risultati dal punto di vista del tiro provenivano proprio da coloro i quali tra le preferenze avevano detto di amare gli “sparatutto”. Secondo Bushman questi risultati dovrebbero far pensare alle conseguenze che una loro sovraesposizione potrebbe avere nella vita reale. Nessuna censura, ma il pensiero che Breivik per allenarsi alla sua mattanza abbia giocato a Modern Warfare 2 ritenendolo un ottimo strumento di allenamento dà molto da pensare.


 Se i videogames insegnano a sparare davvero

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