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giovedì 10 maggio 2012

Sentenza shock: “Guardare foto porno di bambini non è reato”



"Guardare foto porno di bambini non è reato"
Secondo la corte di appello dello stato di New York non è reato guardare immagini e fotografie ritraenti pornografia infantile. Ne parla Msnbc.
 E’ stato così scagionato un professore, James D. Kent, incriminato in quanto trovato in possesso di oltre cento immagini illegali salvate nella memoria cache del suo computer. La difesa dell’uomo ha sostenuto che non vi fossero prove che potessero dimostrare il dolo, ovvero che non si sa chi possa aver visionato queste fotografie. In primo grado l’uomo venne condannato a tre anni di galera.

Questa sentenza segna una demarcazione tra chi guarda e chi possiede un contenuto scaricato dal web. L’uomo è stato ritenuto colpevole solo del secondo reato, visto che non esiste un’evidenza che sia stato proprio lui a guardare. “Guardare non è un reato”, ha spiegato il giudice Carmen Beauchamp Ciparick, il quale ha aggiunto: “certo, se dall’osservazione poi si arriva al possesso si entra in un campo criminale”.

L’avvocato dell’uomo, Nathan Z. Dershowitz si è definito d’accordo con la definizione del giudice secondo il quale “guardare pornografia minorile non è reato”. Nessuno di loro ha voluto sdoganare in qualsiasi caso questi tristissimi atti, ma hanno sottolineato, corte e difesa, che bisogna fare di tutto per limitare il possesso di simili fotografie.

Secondo la legge statunitense la presenza di una prova in cache per quanto riguarda la pornografia infantile non ha alcuna rilevanza legale, così come confermato dai periti secondo i quali un file contenuto nella cartella “temp” non ha valenza di prova. La legge Usa contempla due precedenti sul tema, uno del 2002 e un altro del 2006. In entrambe le situazioni è stato stabilito che il reato si compie solo se l’imputato è a conoscenza della funzione “cache” del proprio browser.

Come detto Kent non ha ancora risolto i suoi guai con la giustizia. Se è vero che si è salvato dall’accusa del possesso di materiale pedopornografico ora deve rispondere della presenza nel suo pc, stavolta regolarmente archiviate, di circa tredicimila immagini di ragazzine dall’età compresa tra 8 e 9 anni oltre ad alcuni messaggi di provenienza al momento ignota in cui si fa esplicito riferimento alla pornografia infantile.

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